Gay & Bisex
La duplice vita di Jim
Kimboy74
24.03.2026 |
1.650 |
3
"Il desiderio che prova per Brad, quella ricerca di sottomissione, non cancella l'amore per sua figlia..."
La Duplice Vita di JimJim era un uomo qualunque, intrappolato in una routine che lo soffocava piano. Trentotto anni, un lavoro d'ufficio che lo teneva inchiodato a una scrivania per otto ore al giorno, una moglie di nome Laura che lo amava con una devozione quieta e prevedibile, e una figlia di sette anni, Emily, con i riccioli castani e un sorriso che illuminava le giornate grigie. Vivevano in una casa suburbana a due piani, con un giardino curato e mutuo da pagare. Ma sotto quella facciata di normalità, Jim ribolliva di insoddisfazione. Il sesso con Laura era diventato un dovere meccanico: luci spente, missionario, orgasmi frettolosi e rari. Lei era dolce, premurosa, ma mancava quel fuoco, quella dominazione che Jim sentiva pulsare nelle vene come un bisogno represso da anni.
Una sera, dopo che Emily era andata a dormire e Laura si era addormentata con un libro in mano, Jim aprì l'app per annunci erotici sul telefono. Il cuore gli batteva forte, le dita tremanti mentre scorreva profili di uomini e donne in cerca di avventure. Non era la prima volta; aveva già chattato con estranei, ma stavolta qualcosa lo spinse oltre. Postò un annuncio vago: 'Uomo sposato, curioso, cerca discrezione e intensità.' Le risposte arrivarono rapide, ma una lo colpì come un fulmine. Brad: foto di un torso muscoloso, baffi biondi folti, occhi azzurri penetranti. 'Vichingo in cerca di preda,' diceva il profilo. La geolocalizzazione li collocava a soli cinque chilometri. 'Vieni da me stasera,' scrisse Brad. 'Ti mostrerò cosa significa arrendersi.'
Jim esitò, il sudore che gli imperlava la fronte, ma il desiderio vinse. Lasciò un biglietto a Laura – 'Esco per una birra con i colleghi' – e guidò nel buio della notte verso l'indirizzo fornito. La casa di Brad era un appartamento modesto in un palazzo anonimo, ma quando la porta si aprì, Jim si sentì piccolo. Brad torreggiava: un metro e novanta di muscoli scolpiti, capelli biondi corti, baffi che incorniciavano un ghigno possessivo. Indossava solo pantaloni da ginnastica, il petto villoso esposto, un tatuaggio runico sul bicipite.
'Finalmente,' grugnì Brad, afferrando Jim per la camicia e tirandolo dentro. La porta sbatté, e Brad lo spinse contro il muro, le labbra che si schiantarono sulle sue in un bacio rude. La lingua di Brad invase la bocca di Jim, esplorando con forza, mentre le mani gli palpavano il ventre morbido, il 'pancione' che Jim odiava ma che Brad adorava. 'Sei perfetto così, la mia femmina,' mormorò Brad contro il collo, mordicchiando la pelle fino a lasciare segni rossi. Jim gemette, il cazzo che si induriva nei pantaloni stretti, il corpo che tradiva ogni remora.
Brad lo trascinò in camera da letto, un antro di luci basse e lenzuola scure. Spogliò Jim con gesti efficienti: camicia strappata, pantaloni calati, boxer che volarono via. Jim era nudo, vulnerabile, il corpo pallido e non atletico contrapposto al fisico da guerriero di Brad. 'Inginocchiati,' ordinò Brad, slacciandosi i pantaloni. Il suo cazzo emerse, spesso e venoso, la cappella già lucida. Jim obbedì, le ginocchia sul tappeto ruvido, e aprì la bocca. Brad gli afferrò i capelli, spingendo dentro con una spinta decisa. Il glande colpì la gola di Jim, facendolo tossire, ma lui succhiò avido, la lingua che leccava l'asta salata, assaporando il sudore e il pre-cum.
Brad scopava la bocca di Jim con ritmo implacabile, le anche che pompavano, le palle che sbattevano sul mento. 'Prendilo tutto, bravo,' ringhiava, i baffi che sfregavano la fronte sudata. Jim lacrimava, la saliva che colava, ma il dolore si mescolava al piacere proibito. Dopo minuti di affondi profondi, Brad si ritrasse, il cazzo gocciolante. 'Girati e alza quel culo.' Jim si mise a quattro zampe sul letto, le natiche esposte. Brad sputò sull'ano, un dito che entrò rude, ruotando per lubrificare. Poi il cazzo premette contro l'ingresso, spingendo dentro con un bruciore lancinante.
Jim gridò, le mani che stringevano le lenzuola, ma Brad non si fermò. Affondò fino in fondo, le palle schiacciate contro la pelle, e iniziò a inculare con spinte potenti. Ogni movimento tirava fuori e spingeva dentro, sfregando le pareti interne, colpendo la prostata. 'Cazzo, sei stretto,' grugnì Brad, una mano che schiaffeggiava il culo di Jim, lasciando impronte rosse. L'odore di sudore e sesso riempiva la stanza, misto al profumo muschiato di Brad. Jim si abbandonò, il corpo che sobbalzava, il suo cazzo che dondolava e gocciolava sul materasso. Brad accelerò, le spinte violente, possessive. 'Sei mio, femmina.' Venne con un ruggito, il seme caldo che schizzava profondo, triggerando l'orgasmo di Jim: fiotti bianchi sul letto, il corpo scosso da tremiti.
Quella notte fu solo l'inizio. Incontrarono di nascosto: Jim sgattaiolava via di notte,raggiungendo Brad per sessioni di sottomissione totale. Brad lo legava con corde ruvide, i polsi legati alla testiera, e lo usava senza pietà. Una volta, dopo averlo inculato fino a lasciarlo tremante, Brad si alzò sul letto e pisciò sul petto di Jim, il getto caldo e salato che colava sulla pelle, marchiandolo come proprietà. 'Bevi,' ordinò, e Jim aprì la bocca, ingoiando il flusso umiliante, il sapore acre che lo eccitava nonostante la vergogna. Brad lo sbatteva contro il muro, lo scopava sul pavimento, lo faceva cavalcare il suo cazzo fino all'esaurimento. Ogni atto era crudo: succhiare le palle pelose, leccare l'ano sudato, subire schiaffi e morsi. Jim tornava a casa puzzando di sesso, i sensi di colpa che lo assalivano come un'onda, ma il desiderio lo riportava da Brad.
Poi arrivò l'incidente. Un'ernia addominale, operata d'urgenza. Jim si risvegliò in ospedale, la testa annebbiata dall'anestesia, un catetere che gli trafiggeva l'uretra con un fastidio costante. La stanza era sterile, monitor che bipavano, e un'infermiera giovane e attraente, bionda con occhiali, lo controllava. Si chiamava Sara, curve generose sotto l'uniforme, un sorriso complice. 'Devi muoverti un po',' disse, aiutandolo a sedersi. Le sue mani sfiorarono la coscia di Jim, un tocco che lo fece indurire nonostante il dolore. Più tardi, quando Brad arrivò – fingendosi un amico – la tensione esplose.
La Scena nel Bagno
Brad lo accompagnò in bagno con una presa ferma sul braccio, le sue dita muscolose che affondavano nella carne morbida di Jim, guidandolo attraverso il corridoio dell'ospedale come se fosse una proprietà da proteggere e dominare. Il cubicolo era angusto, le piastrelle bianche fredde sotto i piedi nudi di Jim, e l'aria impregnata di quell'odore sterile di sapone e disinfettante che contrastava con il profumo mascolino di Brad – sudore fresco misto a cuoio e un velo di colonia economica, qualcosa di primordiale che già faceva accelerare il battito di Jim. La porta si chiuse con un clic sommesso, isolandoli dal mondo esterno, dalla moglie lontana al lavoro, dalla figlia che aspettava a casa, da quella vita ordinaria che Jim sentiva sgretolarsi un po' di più a ogni passo.
'Siediti qui,' ordinò Brad con quella voce bassa e rassicurante, indicando la tazza del water con un cenno del mento. Le sue mani, grandi e callose, aiutarono Jim a calarsi piano, il corpo ancora debole dall'anestesia che tremava leggermente. Il culo di Jim toccò la ceramica dura e gelida, un brivido che gli risalì la spina dorsale, facendolo sentire esposto, vulnerabile come un animale ferito. Il camice operatorio pendeva aperto, rivelando il ventre gonfio e pallido, le cosce molli che si aprivano involontariamente sotto lo sguardo famelico di Brad. Lui si inginocchiò davanti, le ginocchia che sfregavano il pavimento, e posò le mani sulle ginocchia di Jim, spalancandole con una pressione decisa ma non brutale – almeno non ancora.
'Prima fai quello che devi,' disse Brad, i baffi biondi che si incurvavano in un sorriso predatorio mentre fissava il cazzo flaccido di Jim, ancora sensibile dal catetere appena rimosso da Sara con mani tremanti e uno sguardo che tradiva curiosità. 'Piscia, se ne hai bisogno. Non c'è fretta, ma io sono qui per te.' Jim arrossì, il viso che bruciava di imbarazzo, ma l'obbedienza era istintiva ormai, radicata in quei mesi di chat e incontri rubati. Rilassò i muscoli, e un getto debole e irregolare schizzò nel water, l'uretra che pulsava con un lieve bruciore residuo, un suono tintinnante che echeggiava nel silenzio. Brad osservava tutto, gli occhi azzurri fissi sul flusso, sul modo in cui il pisello di Jim si contraeva e si induriva piano, tradendo l'eccitazione che montava nonostante la debolezza post-operatoria, il bendaggio sul ventre che tirava leggermente.
'Bravo, la mia femmina,' mormorò Brad, la voce un ringhio soddisfatto che vibrò nell'aria umida del bagno, carica di vapore dal lavandino che gocciolava piano. Si alzò in piedi, torreggiando su Jim con il suo fisico da vichingo – spalle larghe, petto villoso che premeva contro la camicia sbottonata, muscoli che guizzavano a ogni movimento, il sudore che già bagnava la stoffa. Slacciò la cintura con un gesto fluido, il metallo che tintinnava piano contro la fibbia logora, poi tirò giù la zip dei pantaloni con un fruscio secco. Il suo cazzo balzò fuori, già eretto e imponente, venoso e spesso come un bastone, la cappella gonfia e lucida di pre-eiaculazione che catturava la luce fioca della lampadina. L'odore lo colpì come un pugno: muschiato, salato, con un sottofondo di urina repressa e sudore accumulato dalla giornata, misto all'aroma metallico dell'ospedale che rendeva tutto più proibito.
Jim deglutì, la bocca che si riempiva di saliva involontaria, il cuore che martellava contro le costole doloranti per l'incisione recente. 'Apri,' comandò Brad, afferrando la base del suo membro con una mano callosa e spingendo la punta calda contro le labbra tremanti di Jim. Lui obbedì, le labbra che si schiudevano come un fiore sotto la pioggia, la lingua che sfiorava il glande vellutato e pulsante. Leccò piano, assaporando il sale acre e il sapore terroso della pelle, poi avvolse la bocca intorno alla cappella, succhiando con avidità crescente mentre Brad gli afferrava i capelli con l'altra mano, le dita che si intrecciavano nei ciuffi umidi, guidandolo con spinte lente e deliberate che facevano scivolare l'asta più a fondo.
Il cazzo scivolava in profondità, sfregando il palato ruvido di Jim, toccando la gola e facendolo tossire leggermente – un suono umido e soffocato che echeggiò nel bagno angusto, mescolandosi al gocciolio costante del rubinetto. I baffi di Brad sfregarono la fronte sudata di Jim, un pizzicore ruvido che aggiungeva un layer di sensazione, come se ogni parte del vichingo lo marchiasse con il suo odore e il suo dominio. Brad scopava la bocca di Jim con ritmo costante, le anche che ondeggiavano avanti e indietro in un movimento fluido e potente, le palle pesanti e pelose che dondolavano e sfioravano il mento barbuto di Jim, lasciando un velo di sudore. 'Prendilo tutto, così, bravo,' grugniva tra un affondo e l'altro, la voce rauca di desiderio represso, il respiro che accelerava mentre spingeva più a fondo, le vene sul collo che pulsavano.
Jim sentiva le lacrime agli occhi per lo sforzo, ma non si fermava, la lingua che vorticeva intorno all'asta spessa, le guance incavate dal succhiare vorace, aspirando come se volesse estrarre l'essenza stessa di Brad. Il sapore era travolgente, un misto di pelle calda, fluidi corporei e un retrogusto di urina dal getto precedente, che lo faceva indurire completamente ora, il suo cazzo che puntava verso l'alto dal camice aperto, gocciolante di pre-cum sul pavimento freddo e ignored, pulsando ignorato mentre il corpo di Jim si tendeva per il dominio orale. Brad accelerò per un momento, spingendo più a fondo fino a far tossire Jim, poi si ritrasse con un pop bagnato e osceno, la saliva che colava dal mento di Jim in fili lucidi e appiccicosi, gocciolando sul suo petto nudo.
'Girati,' ordinò Brad, la voce un comando basso e inesorabile, aiutando Jim ad alzarsi nonostante la debolezza delle gambe tremanti e il dolore sordo all'addome. Lo voltò con facilità, premendogli il petto contro il lavandino freddo e smaltato, le mani grandi che gli aprivano le natiche pallide e morbide come pagine di un libro proibito. Jim si aggrappò al bordo di porcellana liscio, le nocche sbiancate, il respiro affannoso che appannava lo specchio appannato davanti a lui, distorto dal vapore. Vide il proprio riflesso: viso arrossato e gonfio, occhi velati di lussuria e colpa repressa, il ventre bendato che pendeva mentre Brad sputava sulla mano aperta e lubrificava l'ano stretto con movimenti circolari, il saliva calda che colava tra le crepe.
Il dito entrò per primo, rude ma efficace, ruotando per preparare il passaggio stretto, sfregando la prostata gonfia e strappando a Jim un gemito acuto e roco che rimbalzò sulle piastrelle. 'Sei pronto per me,' disse Brad, posizionando la cappella larga contro l'ingresso pulsante, spingendo piano all'inizio per superare la resistenza muscolare contratta dal dolore post-operatorio. L'affondo fu devastante: il cazzo di Brad entrò centimetro dopo centimetro, dilatando l'ano di Jim con un bruciore intenso che si irradiava come fuoco liquido dalle viscere al cervello, mescolandosi al fastidio del catetere residuo. Jim gridò piano, le unghie che graffiavano il lavandino con un suono stridente, ma il dolore si fuse presto al piacere proibito, un'onda travolgente che lo sommerse mentre Brad affondava fino in fondo, le palle pelose che si schiacciavano contro il culo flaccido con un tonfo umido.
'Cazzo, sei stretto come sempre,' ringhiò Brad, le mani che stringevano i fianchi molli di Jim, le dita che affondavano nella carne tenera per tenerlo fermo contro il bordo tagliente, evitando che scivolasse. Iniziò a muoversi, spinte potenti e ritmiche che facevano sobbalzare il corpo di Jim, ogni affondo che tirava fuori l'asta lucida e la spingeva dentro con un suono bagnato e osceno, il lubrificante naturale che schizzava leggermente. Il ritmo aumentò gradualmente, Brad che lo inculava con forza crescente, il sudore che colava dalla sua fronte e gocciolava sulla schiena curva di Jim, mescolandosi al loro calore condiviso, scivolando lungo la spina dorsale fino alle natiche.
Ogni spinta sfregava le pareti interne sensibili, colpendo quel punto profondo che faceva vedere stelle a Jim, scintille di piacere che eclissavano il dolore chirurgico, il suo cazzo che sfregava inutilmente contro il bordo del lavandino freddo, lasciando strisce appiccicose di pre-cum sulla porcellana bianca. 'Dimmi che lo vuoi,' ordinò Brad, chinandosi in avanti per mordicchiare il lobo dell'orecchio di Jim con i denti affilati, i baffi ruvidi che grattavano la pelle sensibile del collo sudato, il respiro caldo che alitava parole possessive. 'Dillo, femmina.' 'Lo voglio... cazzo, sì,' ansimò Jim, la voce rotta e spezzata, i sensi di colpa che balenavano come lampi fugaci – la moglie che lo aspettava a casa con la cena, la normalità che si infrangeva irrimediabilmente – ma sommersi dal desiderio primordiale, dalla dominanza che lo reclamava corpo e anima.
Brad rise piano, un suono gutturale e trionfante che vibrò contro la pelle di Jim, e accelerò ancora di più, le anche larghe che sbattevano contro il culo di Jim con schiocchi umidi e ritmici, il suono che riempiva il bagno come un'eco proibita. Una mano scivolò intorno al ventre di Jim, attenta al bendaggio, afferrando il cazzo eretto e pompandolo in sincrono con le spinte potenti, il pollice calloso che sfregava il glande sensibile e gonfio, spalmando il pre-cum come lubrificante. Jim tremava violento, il corpo teso come una corda sul punto di spezzarsi, il piacere che montava inesorabile dalle palle al basso ventre, irradiandosi come elettricità.
Brad venne per primo, un ruggito soffocato e animalesco che echeggiò contro le pareti piastrellate mentre il suo seme caldo e denso schizzava profondo nell'intestino di Jim, pulsando in getti potenti che riempivano e traboccavano leggermente, colando lungo le cosce. Quel calore favorì l'orgasmo di Jim: esplose con un urlo represso e strozzato, il cazzo che eruttava fiotti bianchi e caldi sul lavandino e sul suo stomaco bendato, le gambe che cedevano molli mentre ondate di estasi lo scuotevano dal centro del corpo alle dita dei piedi, lasciandolo ansimante e svuotato.
Brad lo tenne su con le braccia forti, il cazzo ancora sepolto dentro il culo pulsante mentre entrambi ansimavano pesanti, il respiro caldo e irregolare di Brad sul collo di Jim, i baffi che sfioravano la guancia umida di lacrime e sudore. 'Niente male, eh? Sei mio, lo sai,' sussurrò Brad con un tono possessivo e rassicurante, ritraendosi piano e con cura, un rivolo di seme misto a saliva che colava dall'ano dilatato e rosso di Jim, gocciolando sul pavimento. Lo pulì con una salvietta ruvida dal dispenser, movimenti possessivi e quasi teneri allo stesso tempo, tamponando la pelle sensibile, poi lo aiutò a rivestirsi, slacciando la camicia con dita gentili e infilandogli i pantaloni larghi con cura, sostenendolo contro il suo petto villoso.
Jim si sentiva svuotato, esausto ma vivo in un modo che non provava da anni, il corpo che pulsava di calore post-coitale, i muscoli che si rilassavano piano. I sensi di colpa tornarono piano, un'onda sorda e inesorabile che gli stringeva lo stomaco, facendolo dubitare di tutto: la famiglia, se stesso, il mostro che si nascondeva dentro. Brad lo strinse contro il petto ampio, i baffi che sfioravano la guancia arrossata. 'Torneremo a casa mia presto. Non preoccuparti di niente. Sei al sicuro con me.' In quel bagno ospedaliero, tra piastrelle fredde e odori contrastanti di disinfettante e sesso, Jim si era arreso del tutto, il vichingo che lo aveva posseduto non solo nel corpo, ma nell'anima, alimentando un ciclo di desiderio e trasgressione che non poteva più ignorare.
La Sessione dallo Psicologo
Settimane dopo, i sensi di colpa divennero insopportabili. Jim sedeva sulla poltrona di pelle dello studio del Dottor Aris, tormentando la fede nuziale con il pollice. Il silenzio era interrotto solo dal ticchettio dell'orologio sulla parete, un suono ipnotico che amplificava il tumulto interiore. Lo studio era accogliente: libri sugli scaffali, una pianta in vaso, luce soffusa da una lampada da tavolo. Ma Jim si sentiva esposto, come se le pareti potessero crollare da un momento all'altro.
'Dottore, mi sento un mostro,' esordì Jim, la voce ridotta a un sussurro rauco, gli occhi fissi sul tappeto. 'Ho una figlia che amo, una moglie che mi rispetta... eppure, quando guardo il mio corpo nello specchio, questo 'pancione' che Brad adora, mi sento come se fossi un estraneo a me stesso. Mi sento una donna quando sono con lui. Mi sento... sua.' Le parole gli uscirono di getto, cariche di vergogna e sollievo, il viso che arrossiva mentre riviveva i momenti: il calore del seme di Brad dentro di lui, i comandi possessivi, la sottomissione che lo faceva sentire vivo.
Il Dottor Aris si schiarì la voce, mantenendo un tono calmo e privo di giudizio, gli occhiali che riflettevano la luce mentre annuiva piano. Era un uomo di mezza età, con capelli grigi e un'aria empatica che aveva visto di tutto. 'Jim, ascoltami bene. La sessualità non è un tribunale. Lei ha passato anni a recitare il ruolo del marito perfetto, del padre solido, reprimendo una parte di sé che ora sta urlando per uscire. Il desiderio che prova per Brad, quella ricerca di sottomissione, non cancella l'amore per sua figlia.'
'Ma mia moglie...' obiettò Jim, la voce che tremava, le mani che stringevano i braccioli della poltrona, immaginando il viso di Laura, ignara, che preparava la cena mentre lui si perdeva in fantasie proibite.
Sua moglie vive in un equilibrio che lei stesso ha costruito. Rompere quell'equilibrio ora porterebbe solo distruzione inutile. Il mio consiglio è questo: viva questa sessualità. La consumi. Si lasci prendere, sia la 'femmina' che Brad desidera, se questo la fa sentire vivo. Lo faccia come un atto di preservazione personale. Non deve dire nulla. Né a sua moglie, né a sua figlia. Ci sono segreti che non sono tradimenti, ma stanze private dove curiamo le nostre ferite."
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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